Mostra “Umanità dispersa”. Visitabile dal 14 al 23 su appuntamento. Finissage Sabato 24.

Locandina UMANITA DISPERSA opere di Giulia Del Papa e Roberta Maola

La mostra di Giulia Del Papa e Roberta Maola, cura e testo di Roberto Gramiccia, che si inaugura nella sede storica dell’Archivio Menna/Binga, è l’occasione migliore per osservare gli esiti attuali della ricerca di due artiste che utilizzano il più classico dei linguaggi: il disegno a matita su carta. Le sei opere esposte, frutto di un lavoro lento e accuratissimo, si confrontano con un tema di struggente attualità che riconduce ai lineamenti di una crisi generale molto grave, configurando lo scenario di una pericolosa regressione della società occidentale. Si legge nel testo della mostra:

Giulia Del Papa e Roberta Maola, senza clamore e con silenziosa determinazione, riaffermano quotidianamente la convinzione che il lavoro e lo studio possano pagare. La certezza che non sia inevitabile rassegnarsi alla scomparsa del “mestiere” in arte, così come la determinazione a mantenere, nel perimetro del loro fare, quel legame dell’arte con il mondo che Adorno riteneva elemento costitutivo essenziale di ogni ricerca estetica. L’arma che Giulia e Roberta utilizzano in questa battaglia delle idee è silenziosa ma a suo modo implacabile. Quest’arma è la matita, il disegno. Quella cosa semplice e grandiosa che fece dell’arte fiorentina e del Rinascimento un’epoca irripetibile. Di questi fondamenti, così debitori della tradizione italiana, è difficile  trovar traccia nell’arte di oggi. Le nostre due artiste invece, cocciutamente, non solo vi ritornano ma fanno di questi principi il piedistallo della loro costruzione quotidiana. È a questa tradizione che mi piace riferirmi parlando del loro lavoro. Piuttosto che all’iperrealismo di stampo americano. L’iperrealismo per lo più, con tutte le  lodevoli eccezioni del caso, gareggia con la fotografia nel riprodurre la realtà così com’è. Tanto che il risultato massimo agognato da chi usa questo linguaggio è quello di rendere le proprie opere indistinguibili dalle immagini fotografiche. Ecco, questa intenzionalità illusionistica e in qualche modo funambolica è esattamente l’opposto di ciò che connota l’investigazione  di Del Papa e Maola.

L’insieme delle opere esposte, che sorprendentemente costituisce un unicum malgrado le decise specificità che contraddistinguono il lavoro di ciascuna delle due artiste, fornisce un dimostrazione nitida, nella forma e nei contenuti, di un tentativo riuscito di conciliare l’inevitabilità del legame con la tradizione e l’energia di una ricerca che guarda al mondo e alla sua mutevolezza.

Info:

inaugurazione:  martedì 13 Febbraio 2018 dalle ore 18.00 alle ore 21.30. Durante la serata sono previsti gli interventi di

Anna D’Elia, Roberto Gramiccia, Lucilla Catania, a seguire una performance di Tomaso Binga

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finissage: sabato 24 Febbraio 2018 dalle ore 18.00 alle ore 21.30. “Prospettive per un nuovo umanesimo”

Lelio Bizzarri intervista Roberto Gramiccia a seguire la performance “equiLibri. esercizi di conoscenza” di Silvia Stucky

e proiezione del video-performance “Paola Trash Vortex” 2015 di Paola Romoli Venturi

 dal 14 al 24 Febbraio 2018 la mostra sarà visitabile su appuntamento.

Info: robertamaola@yahoo.it  | giulia.delpapa@gmail.com cell. 3478468667 – 3405536116

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Comunicato stampa | Invito

 

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“Apri la porta e accendi la luce” 2017 di Roberta Maola

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In esposizione permanente presso il Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz città meticcia. 

“Apri la porta e accendi la luce” è un’opera che meta-comunica sulla collocazione stessa per la quale è stata concepita: il MAAM Museo dell’Altro e dell’Altrove di Metropoliz_città meticcia. Se è vero che, come ha dichiarato il curatore del Museo, l’antropologo Giorgio De Finis, “…la vita, con i panni stesi, i giocattoli abbandonati, le sedie, i mobili, i materassi, ecc. (…) qualche volta non sai bene se sono un’opera o no.”, con questo lavoro si vuole sottolineare l’organicità della comunità, che dal 2009 vive nell’ex stabilimento Fiorucci, al progetto del MAAM. I suoi due piccoli rappresentanti, ritratti con matita su carta mentre partecipano come spettatori divertiti ad una delle iniziative del Museo, diventano così a pieno diritto parte della sua vita culturale e della sua anima inter-culturale.
L’opera immortala il compimento del processo di fusione di due realtà: quello di chi non ha un posto nel mondo e quello di quanti, fra artisti, intellettuali o semplici abitanti del quartiere, vedono nell’arte una barricata per difendere la propria umanità nel contesto anomico (nell’accezione mertoniana del termine) della metropoli.
L’opera ha anche un carattere interattivo con lo spettatore che deve aprire la porta ed accendere la luce per osservare il ritratto contenuto in essa. Metafora dell’aprire una porta ed accendere una luce sulla realtà scomoda di un’infanzia relegata ai margini della società e precaria nella soddisfazione dei bisogni più elementari. Tuttavia l’atto intenzionale di accedervi, piuttosto che evitare e rimuovere, ci regala un conforto gratuito ed involontario in virtù della giocosità che persiste nelle condizioni più estreme grazie alla smisurata resilienza di chi non solo sopravvive, ma vive.