Stare a casa restando in contatto

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“L’Attesa” 2015 di Roberta Maola
Matita su Carta 63/48 cm

Oggi più che mai è fondamentale rimanere in contatto pur stando a casa. L’isolamento può portare con sé ansia, rabbia, tristezza e paura, emozioni che peggiorano il nostro stato d’animo, ci rendono più difficile rispettare le regole, nonché hanno un effetto deleterio sul funzionamento del sistema immunitario.

Servizio di consulenza psicologica on-line. Sicuro, economico, riservato ed efficace. Per info e per prenotare un colloquio: contattami al 3478468667. Sono su Whatsapp, Messenger e Skype.

Cosa è possibile trovare in un colloquio di consulenza psicologica?

  • Comprensione: in questo momento in cui la priorità assoluta è rimanere in casa e proteggersi e proteggere gli altri dal contagio, trovare uno spazio per esprimere la sofferenza che questa richiesta di disciplina e controllo porta con sé è fondamentale;
  • Informazioni: è importante selezionare le informazioni utili e incoraggianti, scartare le fake news e difendersi dallo stillicidio di informazioni sconfortanti dei quotidiani bollettini medici: l’epidemia si fermerà, allo stesso tempo aggiornarsi continuamente sulla conta dei nuovi contagi, dei decessi e dei guariti, fornisce solo un’illusione di controllo e instilla un senso di ansia ed impotenza. Tutto ciò che possiamo fare è rimanere in casa. 
  • Soluzioni: l’obbligo di rimanere in casa comporta la necessità di trovare anche soluzioni pratiche per svolgere le incombenze quotidiane e per scacciare la monotonia. Nella consulenza psicologica si possono cogliere spunti di confronto per soluzioni creative a queste necessità.
  • Prevenzione disagio psicologico: la consulenza psicologica monitora anche il rischio di sviluppare comportamenti ossessivi, ansie, depressione, aiutando a razionalizzare le difficoltà del particolare momento.
  • Elaborazione preoccupazioni per le attività sospese: lavoro, scuola, relazioni, sono tutte attività cadute in un limbo di sospensione che comporta non solo un danno economico, ma anche contraccolpi relazionali ed emotivi. Ci sono poi persone che al contrario devono fronteggiare difficoltà derivanti dalla sospensione dei servizi genitori con i figli, caregiver familiari di persone con disabilità.
  • Ascolto per operatori sanitari, assistenti domiciliari e altre figure professionali che mantengono servizi essenziali: queste persone si trovano a dover lavorare per garantire attività che sono importantissime per la salute e il sostentamento, al tempo stesso vivono con l’ansia del contagio oltre che affrontando in molti casi turni massacranti.

 

Servizio di Consulenza Psicologica per italiani all’estero

aeroplanoA chi è rivolto?

Secondo il rapporto Migrantes gli italiani che vivono all’estero sono quasi 5 milioni con un incremento solo nel 2015 di 107 mila iscritti nell’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire).

Principalmente a lasciare il Paese di origine sono giovani e adulti in età lavorativa alla ricerca di un’occupazione più gratificante, ma ci sono anche tanti bambini e, in misura, minore anziani che scelgono residenze più tranquille ed economiche per godersi l’agognata pensione.

Perché richiedere un sostegno psicologico?

Quale che sia la ragione che spinge i nostri concittadini a lasciare l’Italia, che sia stata una scelta volontaria o forzata, quali che siano le condizioni della nuova collocazione, esistono svariati fattori che possono far insorgere un sottile senso di disagio psicologico a cui prestare attenzione per evitare evoluzioni in senso patologico:

  • la lontananza fisica dagli affetti (genitori, fratelli, amici e partner);
  • le difficoltà relazionali derivanti in alcuni casi dalla non condivisione della scelta di partire;
  • il drastico cambio di abitudini, punti di riferimento, sapori e odori tipici del luogo di provenienza;
  • le difficoltà di costruire relazioni nuove e di trovare una comunità di riferimento;
  • le differenze culturali che possono comportare difficoltà di comprensione più profonda.

Per tutti questi motivi si stanno diffondendo servizi di consulenza psicologica in video-chat per supportare nel momento del disagio e orientare verso la costruzione di nuove relazioni e/o ricercare modalità a distanza di conservazione di quelle originarie.

Perché richiedere un sostegno psicologico a distanza?

A volte non è facile trovare uno psicologo nel territorio del Paese ospitante che parla italiano e le difficoltà di lingua, oltre che di cultura, possono essere un ostacolo molto difficile da superare per avere un trattamento efficace.

Come funziona? 

Per usufruire del servizio è necessario disporre:

  1. di una buona connessione ADSL FLAT (NON A CONSUMO) PROTETTA;
  2. di un luogo riservato dove parlare liberamente senza intromissioni;
  3. di un account su piattaforme per videochat quali Skype o Facebook.

Se si hanno questi requisiti è possibile fare richiesta contattandomi ai seguenti recapiti: Tel.: +393478468667 –  email: info@bizzarrilelio. Whatsapp: 3478468667 – Skype: lelio.bizzarri. Dopo un breve colloquio gratuito di conoscenza si fisserà il primo incontro di consulenza vera e propria di 1 ora. 

Per conoscermi un po’ meglio prima di contattarmi puoi:

  1. verificare la mia iscrizione all’Ordine degli psicologi del Lazio;
  2. verificare l’assenza di procedimenti disciplinari a mio carico pregressi o in corso;
  3. visitare il resto del mio sito;
  4. visitare il mio profilo Facebook;
  5. visitare il mio profilo LinkedIn;

N. B. La videochat è totalmente riservata in quanto sfrutta la connessione protetta ed è garantita l’intimità del setting. 

Costi è modalità di pagamento?

Il costo è di 35,00 euro per ogni sessione di 1 ora. Il pagamento può avvenire tramite Conto Paypal o carta di credito senza costi aggiuntivi.

Cosa non è?

Non è un servizio di psicodiagnosi e non è un servizio di psicoterapia. Considerato che il decalogo del CNOP circa le modalità più corrette per l’erogazione di servizi psicologici a distanza, raccomanda sempre una conoscenza pregressa in presenza per i servizi di psicoterapia e psicodiagnosi, non posso prendere in carico persone che hanno già in atto processi psicopatologici diagnosticabili secondo i criteri del DSM V. Laddove ravvisassi segni che possano far ipotizzare una patologia in atto, il servizio di consulenza sarà finalizzato unicamente all’orientamento verso un servizio di psicodiagnosi e psicoterapia sul territorio di appartenenza.

 

Maximiliano Ulivieri si scusi con gli psicologi

Screenshot-2015-12-31_10.15Devo dire che trovo che scrivere che gli psicologi hanno il terrore che la gente sia felice sia un’affermazione molto pesante e ingenerosa nei confronti della categoria. Scrivere “non tutti per fortuna” non ne mitiga l’effetto, al contrario è come se si dicesse che c’è qualche eccezione che conferma la regola. È fondamentalmente ingiusto visto che il mandato sociale degli psicologi è proprio quello di operare per la cura della psicopatologia e per consentire alle persone di migliorare la qualità della loro vita. Tutti perseguiamo questo intento con dedizione, sacrificio e professionalità, è ovvio che siamo umani e possiamo sbagliare eventualmente.

Non escludo che ci possano essere colleghi che vedono nel binomio sessualità e disabilità più una fonte di problematiche che di benessere psicologico e che ci sia molto da fare nella formazione rispetto a questo ambito. Così come riconosco che in passato io stesso ho scritto articoli di critica di alcune dichiarazioni pregiudizievoli nei confronti di persone disabili espresse da psicologi. La differenza sta nel fatto che dette affermazioni erano state rilasciate pubblicamente e in merito a questioni di pubblico dominio e quindi osservabili e valutabili direttamente, nonché sulle quali la psicologa in questione, interpellata direttamente, ebbe la possibilità di precisare ed argomentare. Inoltre, sottolineavo che le affermazioni erano state rilasciate con una modalità non conforme a quanto prescritto dal Codice Deontologico degli Psicologi Italiani: criticavo quindi l’operato del singolo non l’intrinseca natura di un’intera categoria che anzi valorizzavo.

In questo caso, invece, si usa una frase estrapolata dal contesto per denigrare la nostra professione senza che l’interessato sia neanche informato che il suo operato è sotto giudizio, visto che non si sa di chi si stia parlando. Peraltro pur sapendolo, non potrebbe neanche precisare ed ampliare ciò che ha detto alla madre di questa persona disabile né giustificare il suo operato in quanto tutto il rapporto tra lo psicologo e l’utenza è coperto da segreto professionale.

Capita non di rado che, quando gli psicologi effettuano una consulenza psicologica, i pazienti “trattengano” solo una parte del quadro più ampio e complesso che è stato prospettato loro e questa riferiscano al loro contesto sociale. Altre volte si ricerca nello psicologo una conferma, una giustificazione ad atteggiamenti e comportamenti ed effettivamente può capitare che il professionista cada nella trappola della collusione, soprattutto se il colloquio ha una forte pregnanza emotiva. Non per questo si può attaccare un’intera categoria professionale soprattutto perché nessuno sa se la frase: “non svegliare can che dorme” è stata effettivamente espressa dallo psicologo o è una parafrasi della signora, se è stata emessa laconicamente così come ci viene riportata o se è una metafora utilizzata per semplificare la comunicazione ed è solo una parte di un discorso più ampio ed articolato. Soprattutto non sappiamo nulla delle caratteristiche della persona con disabilità a cui si riferisce o delle difficoltà psico-sociali ed economiche della famiglia e quindi non possiamo sapere se la succitata frase è figlia di un pregiudizio o di una valutazione ponderata.

Infine vorrei fare una precisazione in merito al rapporto tra sessualità, assistenza sessuale e felicità. Sicuramente la soddisfazione sessuale è una componente fondamentale del nostro benessere psicologico, ma va detto che l’assistenza sessuale non corrisponde tout court alla soddisfazione sessuale, bensì è solo uno dei tanti modi con cui si è pensato di affrontare la questione sessuale in merito alle persone disabili.

Non aggiungo di più perché ho in passato ampiamente argomentato sulla questione dell’assistenza sessuale e chi vuole può andare a leggere i miei articoli https://bizzarrilelio.wordpress.com/2015/08/19/assistenti-sessuali-arretramenti-culturali-e-stigma-sociale/

Concludo solo dicendo che pur essendo psicologo e critico rispetto all’assistenza sessuale sono sicuro di non avere alcun problema con la felicità delle persone e chiedo a Maximiliano Ulivieri di scusarsi pubblicamente con la categoria degli psicologi e di astenersi per il futuro dal fare esternazioni di questo tipo. Auspico infine che i colleghi con i quali collabora non le avallino nel rispetto del principio della colleganza.

Adolescenza, crescita e sessualità

conferenza-roma-parent-project1-300x226Articolo pubblicato in occasione della:
XII Conferenza Internazionale sulla Distrofia Muscolare Duchenne e Becker
Roma, 21/23 febbraio 2014 – Sessione Parallela: “Adolescenza, crescita e sessualità”

La pubertà è il momento dello sviluppo sessuale inteso sia come maturazione degli organi sessuali sia come insorgenza delle pulsioni e dei desideri sessuali, così come degli innamoramenti. L’adolescente si trova a ridefinire la propria identità e il proprio ruolo all’interno della famiglia. I mutamenti corporei e le nuove pulsioni, così come il nuovo assetto cognitivo, caratterizzato da una maggiore capacità di astrazione e speculazione tipico dell’età adolescenziale ed adulta, costituiscono una forte spinta verso l’indipendenza e l’esplorazione del mondo al di fuori della famiglia.

Le amicizie e il confidarsi con il gruppo dei pari diventa di cruciale importanza: in questa fase l’inclusione nel gruppo dei coetanei è una delle motivazioni che condizionano primariamente il comportamento dell’adolescente. Non riuscire ad integrarsi può comportare un vissuto di emarginazione ed esclusione correlato a intensa sofferenza emotiva.

L’area delle relazioni con l’altro genere stimola la curiosità del ragazzo e al contempo costituisce una forte sfida: ci si cimenta con emozioni sconosciute, piacevoli ma intense ed ambivalenti. Vengono messe alla prova le capacità di attrarre l’interesse delle ragazze. Il corpo e l’apparire acquisiscono una rilevanza molto  maggiore rispetto all’infanzia: essi sono la chiave di accesso al mondo della socializzazione e della sessualità. Nell’infanzia è molto più facile farsi accettare e costruire relazioni gratificanti nel gioco. Durante l’adolescenza l’aspetto fisico e le capacità relazionali diventano di cruciale importanza.

Allo stesso tempo esistono all’interno ed all’esterno del ragazzo spinte in senso conservativo dello status infantile cioè a rimanere dipendente dalla famiglia, continuare a contare sulla protezione e l’accoglienza dei genitori. Il movimento è in un certo senso simile a quello del bambino che fra i 2 e i 4 anni fa un movimento continuo di allontanamento e riavvicinamento alla base sicura perché è portato spontaneamente ad esplorare l’ambiente e a ricercare momenti di conferma, contatto e supporto emotivo da parte della base sicura.

L’adolescenza però è caratterizzata da una modalità molto più brusca: il processo di emancipazione è caratterizzato più da strappi relazionali che da un processo fluido di allontanamento dalla famiglia. Le repentine variazioni di umore e di comportamento sono la regola e molto spesso la rabbia, verso le regole genitoriali e verso le proprie spinte conservative, è usata come propellente per dare spinta alla ricerca di  autonomia, nonché come schermo per la sofferenza e la tristezza che accompagna la separazione dall’infanzia e dalla modalità relazionale  ad essa associata.

IMG_20140222_171324Allo stesso tempo la famiglia gioca un ruolo fondamentale nell’agevolare o nel rendere più complicato il processo di emancipazione del ragazzo. Ogni contesto familiare è unico per caratteristiche e numerosità dei componenti: ad esempio una famiglia composta da due genitori e un figlio unico sarà verosimilmente portata a mettere in atto molti più comportamenti protettivi e di ostacolo all’emancipazione  rispetto ad una famiglia numerosa in cui i genitori, spinti dalla preoccupazione di prendersi cura dei figli più piccoli, potranno essere portati a spingere all’autonomia il ragazzo o comunque a lasciarlo andare più facilmente. È utile sottolineare che possono creare problematiche nel ragazzo sia atteggiamenti iperprotettivi che troppo marcatamente tesi a favorire l’indipendenza, proprio perché non si accordano con il movimento di allontanamento e riavvicinamento tipico della fase adolescenziale e della sua caratteristica ambivalenza.

Come a dire che il mestiere di genitori è molto molto difficile e richiede una grandeflessibilità emotiva e capacità di adattamento relazionale necessaria per assecondare ed attutire i contraccolpi psicologici di un processo evolutivo condotto per balzi in avanti ed improvvisi arretramenti.  

Considerato questo composito quadro di emozioni ed istanze opposte e il più delle volte conflittuali è più facile provare empatia per un ragazzo che si affaccia sul mondo e che, con un atteggiamento piuttosto presuntuoso, cerca di conquistarsi un ruolo nella società.

Ora dobbiamo provare a calare tutto questo nella vita di un ragazzo affetto da Distrofia Muscolare Duchenne/Becker, patologia che si manifesta il più delle volte verso gli 11-12 anni cioè proprio quando sta per affacciarsi la pubertà. Il ragazzo si trova, così, a sperimentare un doppio mutamento nel proprio corpo: osserva la parabola ascendente del proprio sviluppo sessuale che lo renderà diverso da come era prima e uguale ai suoi coetanei e alle persone adulte, e allo stesso tempo deve, suo malgrado, sperimentare laperdita progressiva delle funzioni motorie che lo condurrà a risultare diverso.  

Molte e difficili saranno, quindi, le sfide che il ragazzo, seppur coadiuvato dalla famiglia e dalla rete di servizi e supporto informale, dovrà affrontare. Volendone citare alcune possiamo ricordare:

1.   Il consapevolizzare che comunque, pur con tante difficoltà e affrontando diversi rischi, ha unfuturo e che esso potrà essere ricco di esperienze piacevoli tracciate su un progetto di integrazione sociale ed autorealizzazione personale che riguarderà il diritto allo studio e all’inserimento lavorativo, così come la costruzione di rapporti di amicizia e relazioni sentimentali e sessuali.

2.     Superare le resistenze della famiglia la quale può trovare nella malattia degli appigli di buon senso per colludere con la  parte che tende a trattenere il ragazzo nell’ambito protetto e rassicurante del focolare domestico.

3.  Costruire un’alleanza con i propri familiari che, da una parte supporti il processo di emancipazione-autonomizzazione e dall’altra accolga i sentimenti di sconforto, tristezza e rabbia, legata agli inevitabili fallimenti che, insieme ai successi, si verificheranno nel percorso.

4. Colmare eventuali lacune nella propria autostima e/o contraccolpi legati all’insorgere della malattia, nonché potenziare il proprio senso di autoefficacia percepita. 

5.    Costruire una rete di servizi, supporti informali e ausili tecnologici che agevolino l’integrazione, non trascurando il tempo libero e la socializzazione con i coetanei.

6.     Acquisire sempre maggiore consapevolezza delle proprie emozioni e la capacità di esprimerle e condividerle in maniera costruttiva a seconda dei contesti relazionali. Il clima emotivo è fondamentale nell’agevolare l’integrazione. Riuscire a comunicare tranquillità, serenità e gioia di vivere è determinante. Anche rispetto al proprio handicap, lavorare sull’accettazione e acquisire un livello di relativa serenità rispetto ad esso può facilitare anche l’accettazione da parte dei pari oltre che degli adulti.  Ciò non vuol dire negare o rimuovere sempre la propria sofferenza, ma trovare momenti e contesti di elaborazione adeguati sapendo quando, e rispetto a quale aspetto, utilizzare come confidente un familiare, un amico o un esperto.

7.    Acquisire competenze relazionali per comunicare in maniera assertiva i propri bisogni, desideri idee ed emozioni. Nello specifico campo delle relazioni con il genere femminile e in particolare le coetanee, il ragazzo può sviluppare una serie di competenze relazionali utili a compensare i limiti fisici:

a.       saper ascoltare e comprendere i vissuti delle ragazze;

b.      non mostrare impaccio nei momenti di intimità;

c.   saper costruire momenti di intimità, prendendo accorgimenti per evitare che le persone che forniscono supporto, diventino elementi di disturbo della relazione con la ragazza che si sta corteggiando;

d.     acquisire confidenza con il proprio corpo nonostante i mutamenti dettati dalla patologia e con gli ausili tecnologici: avere un vissuto positivo a riguardo, aiuta le persone a vivere con minore ansia e disagio la disabilità e agevola il contatto fisico;

e.     imparare a cogliere i segnali non verbali al fine di comprendere se la ragazza ha un vissuto di apertura e desiderio di vicinanza o al contrario non è ancora pronta;

f.        ricercare il contatto visivo e mostrare padronanza delle emozioni da esso elicitato;

g.     saper variare gli argomenti di conversazione e modularne il livello di confidenzialità in base ai segnali che invia l’interlocutrice;

h.  modulare il tono emotivo mostrando la capacità di affrontare tutte le emozioni, dosando opportunamente ironia, empatia e svelamento.

Questi sono solo alcuni esempi di terreni sui quali il ragazzo affetto da Distrofia può lavorare per ricercare un sempre maggior livello di integrazione e soddisfazione sociale e relazionale. Seppur questo percorso può sembrare molto impegnativo va ricordato che esso è comunque agevolato dallo sviluppo di capacità cognitive che durante l’infanzia non sono presenti. Inoltre ognuno degli obiettivi declinati possono essere considerati parti di un percorso di evoluzione e crescita condotto con l’ausilio di esperti.  

Una speciale menzione merita il processo attraverso il quale si sviluppa una sessualità responsabile. Ogni persona nell’intraprendere relazioni sentimentali e rapporti sessuali deve tener conto delle conseguenze di questo profondo scambio a livello biologico, emotivo e sentimentale.

Fare l’amore può comportare lo scambio involontario di virus nocivi per la salute della persona (sifilide, HIV, epatite, candida, ecc.), inoltre la sessualità implica strettamente anche la procreazione. Ognuno di noi è tenuto a rispettare il partner e se stesso evitando di esporsi/esporre al contagio o di andare incontro a concepimenti indesiderati, adottando comportamenti sessuali sicuri, protetti e responsabili.

Nel caso specifico di ragazzi affetti da distrofia ovviamente va tenuto in considerazione anche il fatto che esiste il 50% di probabilità di generare un figlio che ha la medesima patologia o una figlia portatrice. Ciò non significa che ad una persona affetta da Distrofia Muscolare Duchenne/Becker debba essere negata a priori e in linea di principio la possibilità di essere padre (così come ad una donna portatrice non dovrebbe essere negata l’opportunità di diventare madre). Significa piuttosto che è opportuno che anche ragazzi adolescenti siano agevolati nella riflessione in merito alla loro capacità procreativa e sulle implicazioni in merito alla patologia, al fine di poter scegliere consapevolmente e responsabilmente.

Riflettere sulla propria capacità di procreare e sulle potenzialità genitoriali che può avere anche una persona affetta da questa patologia, non solo ha l’effetto di rendere quest’ultima più consapevole e responsabile, ma ne potenzia significativamente l’autostima. Sapere di poter scegliere di generare un figlio annulla il vissuto di distanza e diversità dal resto della società cosiddetta normodotata.

In generale, sentire di poter vivere liberamente la propria sessualità è la via maestra per acquisire piena cittadinanza del mondo e sentire di appartenere fino in fondo al genere umano. Sapere che il nostro corpo, i nostri sentimenti e le nostre idee sono amate da un’altra persona, o meglio ancora dalla persona che amiamo, è la fonte più efficace di autostima, molto più potente di qualsiasi altra compensazione narcisistica della mancanza di reciprocità nell’amore.

L’amore è anche una fonte inesauribile di energia e motivazione per condurre la dura lotta che ogni ragazzo affetto da Distrofia Duchenne/Becker deve condurre quotidianamente. La voglia di vivere fino in fondo e lottando per la propria salute, è potenziata anche dalla possibilità di condividere un progetto di vita con una persona amata.     

In evidenza

Mi presento…

21362320_10213929585584671_493085947_oPer contattarmi CLICCA QUI 

…qualche nota biografica

Mi chiamo Lelio Bizzarri, originario di Rieti, ho 46 anni. Dal ’97 vivo a Roma che ormai è diventata la mia città di adozione. E’ stato qui infatti che ho vissuto la parte più intensa della mia vita trovandovi l’amore e la compagna di una vita, ho conosciuto tante persone che stimo e ammiro, ho svolto attività politica, studiato e avviato la mia attività di psicologo e psicoterapeuta (Certificato di iscrizione – Area Riservata).

…e ora un po’ di teoria

Un lavoro che mi appassiona e che cerco di condurre con la massima professionalità ed affidabilità deontologica (Clicca qui per vedere il certificato di buona condotta). Dopo la formazione accademica svolta presso la facoltà di Psicologia dell’Università “La Sapienza” di Roma, ho proseguito gli studi presso la Scuola Superiore Europea di Counseling Professionale e presso la Scuola di specializzazione quadriennale in Psicologia clinica di comuFoto di gruppo scuola aspicnità e Psicoterapia umanistica integrata – ASPIC. Fondato in origine sui principi ispiratori della filosofia umanistica e sui contributi teorico-metodologici di Rogers e Pearls, quali l’empatia, la consapevolezza emotiva, l’intenzionalità e la responsabilità dell’agire umano, nonché sulla centralità delle emozioni e della qualità della relazione terapeutica, l’approccio dell’ASPIC si è andato sviluppando in una visione pluralistica capace di integrare fra loro i contributi dei diversi orientamenti teorici per come essi si sono evoluti negli ultimi decenni anche grazie a studi empirici che ne hanno comprovato la validità scientifica.

Coerentemente con queste premesse la mia metodologia si fonda sulla costruzione di una relazione empatica basata sulla fiducia, la quale favorisca una comprensione profonda nel mondo interiore della persona che si rivolge a me. L’instaurazione di una relazione terapeutica solida e fluida, così come la valutazione dello stile di personalità e della storia del cliente, sono le premesse per la pianificazione di un percorso terapeutico personalizzato in cui i principi teorici e le tecniche vengono messe al servizio del benessere e del cambiamento verso gli obiettivi scelti dal cliente e concertati con il terapeuta.

Anche se molto spesso le difficoltà quotidiane hanno reso il percorso tutt’altro che lineare, posso dire che, negli ormai dieci anni di attività di consulenza psicologica e terapia, ho avuto modo di conoscere tante persone che con fatica emotiva, impegno e dedizione hanno trovato il coraggio di diventare consapevoli della loro condizione esistenziale e di sperimentare nuovi modi di stare al mondo, concedendosi così la chance di vivere una vita più felice e fedele ai propri desideri ed obiettivi di vita.

La bellezza del lavoro che svolgo sta proprio nel poter condividere una parte così intensa del percorso di vita di ogni persona.

Chi volesse conoscermi più approfonditamente e interagire con me può visitare i miei account LinkedIn, Facebook e Twitter