Fase 2. Torniamo ai passatempi o ricerchiamo intimità in sicurezza?

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“Alla ricerca del tempo perduto” 2014
Matita su Carta di Roberta Maola

Siamo entrati nell’agognata e temuta Fase 2. Ovvio che la ripartenza delle attività produttive e sociali è fondamentale per evitare il crollo del sistema economico e il collasso psicologico e sociale. Tuttavia, deve essere ben chiaro a tutti che una nuova ondata di contagi avrebbe ripercussioni drammatiche innanzitutto a livello sanitario e in secondo luogo per le conseguenze di un nuovo prolungato lockdown.

Cosa fare dunque? Gli elementi individuati da chi dall’alto sta gestendo l’emergenza

(Governo, Protezione Civile, ISS, ecc.) sono: Dispositivi di Protezione Individuale, App Immuni, tamponi e test sierologici. Ok. Posto che il Governo riesca a dotarci di questi strumenti in tempo utile, le domande fondamentali sono due: questi strumenti sono davvero efficaci? E soprattutto: ognuno di noi avrà la volontà e la capacità di usarli al meglio?

E forse è questa la domanda che ci dovremmo porre tutti più seriamente e che ci riguarda più da vicino, in un’ottica che vede la nostra libertà come direttamente proporzionale al nostro senso di responsabilità. Perché al di là dei dubbi sull’efficacia dell’App Immuni e dei test sierologici, della disponibilità di mascherine in numero sufficiente o di accesso tempestivo ai tamponi, il più grande errore che le istituzioni e le persone possono fare è quello di pensare che la gestione dell’emergenza sanitaria sia un processo che possa passare sopra la testa di ogni singolo individuo, che possa, cioè, essere gestito solo tramite algoritmi, obblighi e ammortizzatori sociali, prescindendo dal contributo soggettivo di ognuno.

Nei prossimi mesi ci attende la sfida di riuscire ad integrare nella vita quotidiana, in maniera perdurante e costante, tutte le prassi di prevenzione del contagio. Anche in Fase 2 gli spostamenti e gli incontri con le altre persone dovranno continuare ad essere ridotti a quelli veramente importanti e dovranno essere condotti con la massima attenzione nell’usare i dispositivi di protezione individuale, nell’applicare le norme igieniche e nel rispettare il distanziamento. Per quanto odiose queste prassi possano essere, sono l’unico modo per evitare il perpetuarsi dei contagi visto che questo virus ha la subdola caratteristica di farsi ospitare senza produrre sintomi (o producendone aspecifici) nella stragrande maggioranza di casi.

Ognuno dovrebbe, pertanto, comportarsi come se fosse portatore di contagio e come se, anche il più stretto familiare, possa potenzialmente essere ospite del virus. Questa affermazione può sembrare esagerata. D’altro canto se si rispolverano e capitalizzano gli insegnamenti derivanti dalle campagne contro la diffusione dell’HIV, ci si rende conto come entrambi i virus debbano la loro “fortuna” a credenze erronee, come quella di pensare che colpiscono solo alcune categorie di persone, e a resistenze a mutare le abitudini nel modo di relazionarsi. Era il 1995 quando a noi studenti della Facoltà di Psicologia ci spiegavano come il preservativo fosse, a torto, considerato un elemento di separazione fra partner, mentre in realtà il suo utilizzo è un gesto d’amore che rinsalda il legame di coppia nell’assunzione di reciproca responsabilità per la salute dell’altro.

Oggi come allora siamo chiamati a frenare l’impulsività e a restituire intenzionalità alle nostre rel-azioni. Pensiamo che il distanziamento sociale ci ha privato del piacere di stare con gli altri, ma se vogliamo essere davvero onesti con noi stessi, il distanziamento sociale ci ha privato, il più delle volte, di “passatempi”, “rituali” e “giochi relazionali” ovvero di attività stereotipate, svuotate di significato e sentimento che spesso ci lasciavano insoddisfatti, se non addirittura ci facevano stare male.

Al contrario, la ricerca dell’intimità può avvenire anche senza contatto fisico e persino senza parole. Avviene quando ciò che diciamo è sincero, sentito e muove emozioni positive. Intimità è divertimento, incoraggiamento, vicinanza nell’ascolto. Quante volte riempiamo di parole i silenzi?  Eppure essi sono lo spazio psicologico di cui l’altro necessita per maturare pensieri ed emozioni, il tempo che diamo a noi stessi per osservarne il viso, la gestualità, la postura.

Ricercare l’intimità ai tempi del coronavirus significa cogliere il sorriso negli occhi laddove la bocca è coperta dalla mascherina, percepire la forza e il movimento di una stretta di mani coperte dai guanti. Significa, in ultima analisi, valorizzare ciò che nella quarantena rimane, piuttosto che rimpiangere ciò che si è perso.

Regione Lazio. Contributi per disoccupati, rider e studenti.

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Photo by Samantha Garrote on Pexels.com

Dalla prossima settimana sarà possibile fare domanda per contributi riservati a:

  • Tirocinanti che hanno visto la sospensione del loro tirocinio a causa del Covid-19. Domanda dalle 9 del 4 maggio. 600,00 euro.
  • Colf e badanti che hanno visto sospeso o cessato il proprio contratto di lavoro. Domanda dalle 9 del5 maggio. Da euro 300,00 a euro 600,00 in base all’orario del contratto cessato o sospeso.
  • Rider per acquisto di Dispositivi di Protezione Individuale. Domanda dalle 9 del7 maggio. Euro 200,00.
  • Disoccupati e sospesi dal lavoro che non ricevano altri ammortizzatori sociali. Domanda dalle 9 del 7 maggio. Euro 600,00.
  • Studenti che necessitino di dispositivi quali pc, tablet o smartphone per la didattica a distanza. Domanda dalle 9 del 8 maggio. Euro 250,00.

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Le domande devono essere presentate esclusivamente attraverso la procedura telematica accessibile dal sito https://generazioniemergenza.laziodisco.it dell’ente DiSCo, attivo a partire dalla data del 04 maggio 2020 (per la prima misura). Assistenza telefonica n. 06/49701850 attiva dal 1°maggio 2020. Orari: da lun. a ven. ore 09.00-16.00. Festivi ore 09.00-14.00. Informazioni: nessunoescluso@laziodisco.it assistenza@generazioniemergenza.laziodisco.it

Il mio libro: “Divers-abilità: invenzioni per rendersi felici”. Empatia, autodeterminazione e resilienza.

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Si può essere felici pur avendo una disabilità? Quali sono gli ingredienti necessari per raggiungere una buona qualità della vita? Queste le domande a cui fondamentalmente risponde questo libro che esplora il complesso intreccio tra fattori biologici, psicologici e socio-culturali che determinano il benessere psicologico e l’auto-realizzazione. Obiettivo? Fornire spunti, a professionisti e non addetti ai lavori, per identificare le diverse prospettive e pianificare interventi che affrontino le problematiche a diversi livelli, valorizzando sempre l’unicità e il ruolo soggettivo della persona con disabilità, regista essa stessa dei supporti per l’inclusione sociale, piuttosto che oggetto passivo di atteggiamenti pregiudizievoli e assistenzialisti.

In copertina: “Le chiavi di casa” di Roberta Maola.

Acquistabile anche con il bonus cultura e la carta del docente.

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Video delle presentazioni, recensioni e commenti

Recensione su Superabile INAIL –  n. 2 febbraio 2019 di A. P. 

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Video presentazione del 6 marzo 2019 presso l’Ordine degli Psicologi del Lazio

Video presentazione del 6 febbraio 2019 presso la Biblioteca Tullio De Mauro


“Una visione diversa della disabilità: questo libro analizza psicologicamente le diverse criticità legate alla condizioni della disabilità con realismo e concretezza offrendo al contempo degli spunti di riflessione che permettono di trovare degli agganci di “resilienza”.
Consigliato sia a chi vive e/o conosce la situazione di disabilità che a chi è semplicemente incuriosito da una visione realistica e concreta.”

“Un libro necessario, consigliato a chiunque viva, lavori o semplicemente voglia approcciarsi alla realtà della disabilità motorio-sensoriale. Testo completo e rigoroso, ma nel contempo scorrevole, appassionante e toccante.
Mi resta la sensazione di un annullamento delle distanze, perché sia che siamo persone normodotate o con disabilità, vogliamo infine le medesime cose: autodeterminazione, rispetto, relazioni significative e gratificanti.
Bellissimo testo.” E. M.

Avvocati. Contributo affitto studio

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Cassa Forense rende noto che ci sarà tempo fino al 18 maggio per presentare domanda di rimborso per l’affitto dello studio purché:

  • lo studio sia ubicato in Italia, sia ad uso esclusivo di studio professionale ed in forza di contratto di locazione ex art. 27 L. 392/78 registrato in data anteriore al 28 febbraio 2020;
  • non si sia titolari di pensione né da parte della Cassa Forense né da parte di altri Enti;
  • l’iscritto che ne fa richiesta sia in regola con le dichiarazioni reddituali alla Cassa, non percepisca contributi per lo stesso motivo da altri enti e faccia domanda secondo quanto previsto dal bando.

 

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La scadenza è prevista per le 24 del 18 maggio. 

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BANDO PER L’ASSEGNAZIONE DI
CONTRIBUTI PER CANONI DI
LOCAZIONE DELLO STUDIO LEGALE
PER CONDUTTORI PERSONE FISICHE

Covid-19. Meccanismi di difesa e comportamenti a rischio.

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Da più parti ci giungono inviti a non mollare la presa sulle cautele per evitare il contagio. Allo stato attuale è più corretto dire che le misure di distanziamento sociale hanno impedito un dilagare incontrollato dell’epidemia e il collasso del Sistema Sanitario, piuttosto che produrre un’inversione di tendenza rispetto ai contagi. Essi infatti si attestano sui circa 4 mila al giorno.

Nella popolazione sta sopraggiungendo stanchezza, insofferenza ed ansia per le attività lavorative e sociali sospese: tutti aspettano con grande apprensione la comunicazione circa l’effettiva partenza della Fase 2, ma è notizia di ieri che il lockdown si prolungherà fino al 3 maggio.

E allora la nostra mente inizia a produrre “teorie” di senso comune che ci aiutano a giustificare i nostri comportamenti a rischio ed a camminare sul filo delle ambiguità delle ordinanze per poter uscire di casa ed avere un minimo di vita sociale.

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Questo comportamento, seppur comprensibile, ci espone al rischio di contagio, mette in pericolo i nostri cari e costringerà tutto il Paese a periodi di chiusura delle attività produttive che rischiano di protrarsi fino all’effettiva commercializzazione di un vaccino prevista fra 18 mesi.

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Solo per citarne alcuni veicolati dai social:

  • SPOSTAMENTO – Il virus uccide solo chi ha patologie pregresse e gli anziani: soprattutto nei primi momenti dell’epidemia il Covid-19 veniva rappresentato, anche dagli esperti, come un virus che potesse richiedere ricovero o portare alla morte solo coloro che, avendo altre patologie, sarebbero comunque destinati alla morte; in queste settimane abbiamo visto purtroppo giovani anche di 18 anni dover essere intubati ed altri morire; dividere la società in sani e malati, oltre ad essere immorale, è assolutamente rischioso;
  • NEGAZIONE – Con il Coronavirus ci sono stati tanti morti quanti gli altri anni:  in realtà le persone decedute per Covid-19 sono più di 18 mila in uno spazio di poco più di 1 mese con una progressione che si stima, senza restrizioni, sarebbe costato la vita ad oltre 40 mila persone.
  • IMPOTENZA – Il virus sarebbe nell’aria: ciò giustificherebbe il trasgredire l’indicazione del Governo per prevenire il contagio; in realtà non ci sono evidenze scientifiche che dimostrino la capacità del virus di attaccarsi alle polveri sottili e spostarsi nell’aria; quindi mantenere la distanza di 1-2 metri e usare le mascherine sono misure che riducono significativamente il rischio di contagio.
  • RAZIONALIZZAZIONE – Annullare o trasgredire le disposizioni del Governo favorisce l’immunizzazione del popolazione; ammesso che ciò sia possibile in tempi ragionevoli, necessiterebbe il contagio di almeno il 60% della popolazione con un tributo di morti incalcolabile.
  • PROIEZIONE – Le teorie complottiste creano un nemico invisibile sul quale proiettare il senso di colpa per i propri comportamenti irresponsabili; nei giorni passati si sono diffuse teorie sulla creazione artificiale del virus o sulla sua diffusione intenzionale, la maggior parte sono fantasiose, le altre sono state smentite. Tuttavia, possono avere l’effetto di deresponsabilizzarsi per i comportamenti che causano contagio e morti: a monte, la responsabilità sarebbe di un’entità distante e misteriosa che avrebbe “creato” o diffuso il virus.
  • SOSTITUZIONE – L’insostenibile ansia e deprivazione di stimoli dovuti al pericolo e all’isolamento vengono sostituiti con un’emozione più accettabile come la rabbia; è così che si moltiplicano le invettive verso chi per necessità hanno diritto ad uscire da parte di chi non ha ragioni di urgenza per farlo; atti di aggressione verbale sono stati rivolti anche a genitori con bambini o a persone affette da autismo i cui familiari hanno pensato di doverle identificare con un nastro azzurro, cosa che ha prodotto indignazione in altri per l’aspetto stigmatizzante che un gesto del genere comporterebbe.

Pur comprendendo che è molto difficile attuare un’applicazione stringente delle misure di distanziamento sociale, è necessario evidenziare che, oltre al moltiplicarsi dei contagi, ciò veicola altri 2 rischi molto gravi:

  • non raggiungere l’obiettivo di azzeramento dei contagi, che attualmente con un’applicazione pedissequa delle regole è previsto per il 19 maggio, determina la procrastinazione del ritorno alla normalità o comunque dell’allentamento dei divieti e il ritorno alle attività produttive;
  • una mancata autoregolazione da parte della società determinerà l’applicazione di un atteggiamento repressivo da parte delle Forze dell’Ordine, inasprimento delle sanzioni ed esacerbazione della conflittualità sociale.

Ciò che può aiutare a gestire l’isolamento e lo stress è riportare gli eventi nella nostra sfera di influenza: in altri tempi si sarebbe detto che bisogna spostare il Locus of control dall’esterno all’interno. Come fare?

  • Adattandosi alla situazione di distanziamento sociale trovando modalità creative per continuare a svolgere tutte le attività produttive e sociali;
  • Considerando l’applicazione rigorosa delle raccomandazioni per la prevenzione del contagio, la via maestra per limitare i danni ed imparare a convivere con il virus…

…fino a quando sarà pronto il vaccino o verranno individuati trattamenti farmacologici veramente efficaci.

Riferimenti:

Covid-19. Sonno e sistema immunitario.

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Diversi studi hanno mostrato un incremento di citochine infiammatorie fra le persone che dormono poco e/o male. Queste catene proteiche sarebbero i prodotti di scarto di una risposta eccessiva da parte del sistema immunitario.

Un fenomeno analogo è stato osservato, in forma molto più intensa (i medici lo hanno paragonato ad una sorta di tempesta infiammatoria), nei polmoni dei pazienti che, a seguito dell’infezione del Covid-19, sviluppano una Sindrome Respiratoria Acuta Grave tale da richiedere il ricovero in ospedale, se non addirittura in terapia intensiva e l’intubazione.

Vista la grande variabilità di sintomatologia dell’infezione da Covid-19, che può andare dalla totale assenza di sintomi fino alla polmonite grave, è importante tenere in considerazione anche fattori aspecifici che possono giocare un ruolo di modulazione della risposta immunitaria, nonché il decorso della malattia.

Uno di questi fattori è, come detto, la qualità del sonno. La quantità ottimale, che è correlata alla qualità, deve essere compresa tra le 6 e le 8 ore (in rari casi anche 5 ore). Dormire di più o di meno può essere la spia di una scarsa qualità del sonno.

L’alterazione delle abitudini di vita può influire sul ritmo sonno/veglia. Nell’articolo del prof. Luigi De Gennaro docente di  PSICOBIOLOGIA E PSICOLOGIA FISIOLOGICA:TEORIE E METODI e di PSICOFISIOLOGIA presso la facoltà di psicologia de “La Sapienza” di Roma, alcuni accorgimenti per il ripristino di una fisiologica alternanza tra sonno e veglia. Spicca, fra gli altri suggerimenti, quello di astenersi dall’utilizzo di dispositivi elettronici, dal fare attività fisica e dal mangiare o bere, almeno 90 minuti prima di addormentarsi.

Clicca qui per leggere la versione integrale dell’articolo.

Altri riferimenti:

https://www.humanitasalute.it/in-salute/benessere-casa-e-lavoro/65379-sonno-e-sistema-immunitario-quale-legame/

https://scienze.fanpage.it/pazienti-con-coronavirus-traditi-dal-sistema-immunitario-cose-la-tempesta-di-citochine/

 

Roma. Buoni spesa: come fare domanda.

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Possono richiedere il contributo economico le persone e le famiglie in condizione di assoluto o momentaneo disagio, privi della possibilità di approvvigionarsi dei generi di prima necessità.

Clicca qui per scaricare il modulo di domanda (N.B. Chi non ha la stampante può ricopiarlo, firmarlo e fare una foto con il cellulare):

Modello di domanda (Docx)

Modello di domanda (pdf editabile)

Indirizzo mail a cui inviare le domande a seconda del proprio indirizzo di residenza (N.B. Se non si è residenti si può inviare la richiesta a: supportorup.dipsociale@comune.roma.it) 

  • I mun1.emergenzacovid@comune.roma.it
  • II mun2.emergenzacovid@comune.roma.it
  • III mun3.emergenzacovid@comune.roma.it
  • IV mun4.emergenzacovid@comune.roma.it
  • V mun5.emergenzacovid@comune.roma.it
  • VI mun6.emergenzacovid@comune.roma.it
  • VII mun7.emergenzacovid@comune.roma.it
  • VIII mun8.emergenzacovid@comune.roma.it
  • IX mun9.emergenzacovid@comune.roma.it
  • X mun10.emergenzacovid@comune.roma.it
  • XI mun11.emergenzacovid@comune.roma.it
  • XII mun12.emergenzacovid@comune.roma.it
  • XIII mun13.emergenzacovid@comune.roma.it
  • XIV mun14.emergenzacovid@comune.roma.it
  • XV mun15.emergenzacovid@comune.roma.it
  • Dipartimento Politiche Sociali (esclusivamente per i non
    residenti) supportorup.dipsociale@comune.roma.it

 

Per ulteriori info: https://www.comune.roma.it/web/it/bando-concorso.page?contentId=BEC560368

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Stare a casa restando in contatto

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“L’Attesa” 2015 di Roberta Maola
Matita su Carta 63/48 cm

Oggi più che mai è fondamentale rimanere in contatto pur stando a casa. L’isolamento può portare con sé ansia, rabbia, tristezza e paura, emozioni che peggiorano il nostro stato d’animo, ci rendono più difficile rispettare le regole, nonché hanno un effetto deleterio sul funzionamento del sistema immunitario.

Servizio di consulenza psicologica on-line. Sicuro, economico, riservato ed efficace. Per info e per prenotare un colloquio: contattami al 3478468667. Sono su Whatsapp, Messenger e Skype.

Cosa è possibile trovare in un colloquio di consulenza psicologica?

  • Comprensione: in questo momento in cui la priorità assoluta è rimanere in casa e proteggersi e proteggere gli altri dal contagio, trovare uno spazio per esprimere la sofferenza che questa richiesta di disciplina e controllo porta con sé è fondamentale;
  • Informazioni: è importante selezionare le informazioni utili e incoraggianti, scartare le fake news e difendersi dallo stillicidio di informazioni sconfortanti dei quotidiani bollettini medici: l’epidemia si fermerà, allo stesso tempo aggiornarsi continuamente sulla conta dei nuovi contagi, dei decessi e dei guariti, fornisce solo un’illusione di controllo e instilla un senso di ansia ed impotenza. Tutto ciò che possiamo fare è rimanere in casa. 
  • Soluzioni: l’obbligo di rimanere in casa comporta la necessità di trovare anche soluzioni pratiche per svolgere le incombenze quotidiane e per scacciare la monotonia. Nella consulenza psicologica si possono cogliere spunti di confronto per soluzioni creative a queste necessità.
  • Prevenzione disagio psicologico: la consulenza psicologica monitora anche il rischio di sviluppare comportamenti ossessivi, ansie, depressione, aiutando a razionalizzare le difficoltà del particolare momento.
  • Elaborazione preoccupazioni per le attività sospese: lavoro, scuola, relazioni, sono tutte attività cadute in un limbo di sospensione che comporta non solo un danno economico, ma anche contraccolpi relazionali ed emotivi. Ci sono poi persone che al contrario devono fronteggiare difficoltà derivanti dalla sospensione dei servizi genitori con i figli, caregiver familiari di persone con disabilità.
  • Ascolto per operatori sanitari, assistenti domiciliari e altre figure professionali che mantengono servizi essenziali: queste persone si trovano a dover lavorare per garantire attività che sono importantissime per la salute e il sostentamento, al tempo stesso vivono con l’ansia del contagio oltre che affrontando in molti casi turni massacranti.

 

Roma. Assegno e contributo di cura approvata la graduatoria

Deliberazione Assegno di Cura

del 28 febbraio 2019 (askanews) – Dopo la sperimentazione durata per un anno, è stata approvata dalla Giunta capitolina l’entrata a regime delle linee guida operative per il sostegno alle persone con disabilità gravissime. Il sistema ha evitato la creazione di liste d’attesa, favorendo l’accessibilità al servizio. Lo fa sapere il Campidoglio in una nota. La fase sperimentale, della durata di 12 mesi, ha permesso alle persone di presentare domanda presso i Municipi fino al 2 febbraio 2019. Si stima che, a seguito dell’ultima graduatoria in via di definizione, saranno complessivamente circa 2.300 le persone aventi diritto al sostegno. A partirà dal 1 gennaio 2020 si andrà a regime. Per tutto il 2019 si continuerà a erogare il sostegno sulla base dei fondi regionali disponibili. Viene quindi confermato il sostegno che consiste in un assegno di cura per un importo mensile pari a 800 euro oppure in un contributo di cura per il caregiver familiare pari a 700 euro mensili. Tutte le domande dovranno essere corredate dalla documentazione necessaria fatta pervenire presso i Punti Unici di Accesso (PUA) e/o i Segretariati Sociali dei Municipi territorialmente competenti dal 1 marzo al 31 luglio di ogni anno. Il Dipartimento Politiche Sociali provvederà, entro il 30 novembre di ogni anno, a produrre la graduatoria unica degli aventi diritto all’assegno di cura e/o al contributo di cura per l’anno successivo, sulla base delle valutazioni trasmesse ai Municipi. Viene rafforzata la possibilità per i Municipi di garantire la continuità assistenziale di quelle persone che hanno gravi patologie di natura degenerativa (ad esempio pazienti SLA), potendo incrementare l’intensità dell’intervento anche oltre il budget previsto dalla delibera e assicurando così la continuità assistenziale. “E’ quindi fondamentale che la Regione Lazio garantisca fondi sufficienti anche nei prossimi anni, quando l’entrata a regime del sistema sarà consolidata. Siamo riusciti a non generare liste d’attesa, erogando il sostegno a tutti i presenti in graduatoria. Abbiamo integrato alcuni aspetti sulla base di quanto indicato da un apposito gruppo di lavoro dedicato al monitoraggio della sperimentazione. Un lavoro capillare, anche grazie al confronto costante con la Consulta cittadina per la disabilità, con i Municipi e con gli utenti”, spiega l’Assessora alla Persona, Scuola e Comunità Solidale Laura Baldassarre. “L’obiettivo generale di questa misura è evitare l’inserimento in un istituto delle persone con disabilità gravissima, promuovendone la permanenza in famiglia. Stiamo riportando i bisogni delle persone con disabilità al centro dell’agenda politica di Roma Capitale. Abbiamo impostato un percorso strutturale, in grado di arricchirsi e rigenerarsi sulla base di un approccio empirico”, sottolineano il Disability Manager di Roma Capitale Andrea Venuto e la Presidente della Commissione capitolina Politiche Sociali Maria Agnese Catini.


Approvata la graduatoria unica cittadina degli aventi diritto all’erogazione dei benefici economici (assegno di cura e contributo familiare) in favore di persone in condizioni di disabilità gravissima, previsti dal Decreto Ministeriale 26 settembre 2016.

Lo stabilisce la Determinazione Dirigenziale n. 1762 del 29/05/2018: con un ulteriore atto il Dipartimento Politiche Sociali impegnerà le risorse economiche e le trasferirà ai Municipi di Roma Capitale.

I benefici economici saranno quindi erogati dai Municipi territorialmente competenti agli aventi diritto, nei limiti dei trasferimenti regionali.

Si tratta nello specifico dell’assegno di cura per un importo mensile di € 800 e del contributo di cura per il caregiver familiare, per un importo mensile di € 700.

La graduatoria per l’ottenimento dei benefici rimane aperta e verrà aggiornata costantemente dal Dipartimento Politiche Sociali, sulla base delle nuove domande che i cittadini possono presentare presso i Municipi d’appartenenza.

Consulta la prima graduatoria approvata

Vedi la Determinazione Dirigenziale n. 1762 del 29/05/2018.

Fonte: https://www.comune.roma.it/web/it/informazione-di-servizio.page?contentId=IDS144671

th (3)Il Comune di Roma avvia la sperimentazione dell’assegno di cura per favorire la deistituzionalizzazione delle persone con disabilità gravissima. L’intenzione è lodevole, ma la copertura economica non è per il momento sufficiente a dare continuità oltre il 2018 all’iniziativa e a garantire servizi H24. La famiglia rimane risorsa imprescindibile tant’è che il contributo di cura ha l’obiettivo dichiarato di alleviare il carico fisico e psicologico del Caregiver, non di attuare un vero svincolo dal ruolo assistenziale.

Il Comune di Roma con la Delibera di Giunta Capitolina n. 7 del 15 gennaio 2018 ha recepito la Delibera di Giunta Regionale 104/2017, concedendo per la durata di un anno, l’erogazione:

  • di un assegno di cura per l’importo mensile di € 800,00 oppure, in alternativa
  • di un contributo di cura per il caregiver familiare per l’importo di € 700,00 mensili.

L’assegno di cura (assegnato alla persona con disabilità) può essere impiegato, per affiancare agli assistenti di base, infermieri, fisioterapisti, psicologi o altre figure professionali che possano favorire la permanenza delle persone con disabilità gravissima nel proprio domicilio, garantendone un’adeguata qualità della vita. I servizi in questione possono essere reperiti sia nella forma diretta (attraverso cooperative appaltanti), sia in quella indiretta attraverso personale assunto dalla persona con disabilità stessa.

Come detto, in alternativa si può optare per il contributo di cura (assegnato invece al caregiver familiare) sia come forma di riconoscimento economico dell’attività assistenziale svolta, sia per ingaggiare professionisti che possano sostituire o affiancare il caregiver in frangenti di emergenza o per garantire periodi di riposo.

È importante sottolineare, a scanso di equivoci, che gli emolumenti previsti dalla DGC 15/2018 sono compatibili con il servizio di assistenza domiciliare SAISH e SAISA, diretta ed indiretta, come regolamentati dalla DGC 191/2015.

Ma cosa si intende per disabilità gravissima e chi ha diritto a richiedere l’assegno o il contributo di cura?  Tutti coloro che sono titolari dell’indennità di accompagnamento ai sensi della legge 18/80 con priorità per coloro che si trovano in una delle condizioni previste dall’art. 2 comma 3 del Decreto Interministeriale 26 settembre 2016, come di seguito sintetizzato (per una specificazione più precisa fare riferimento alle fonti normative, nda):

  1. Condizione di coma;
  2. Dipendenza da ventilazione meccanica (24/7);
  3. Grave stato di demenza;
  4. Lesioni spinali tra C0 e C5;
  5. Gravissima compromissione motoria a causa di patologia neurologica o muscolare;
  6. Compresenza di minorazione visiva totale o parziale grave e di ipoacusia grave;
  7. Livello 3 dello spettro autistico con fissazione nei rituali, comportamenti ristretti ed interazione sociale ridottissima;
  8. Ritardo mentale gravissimo o profondo e livello di attività minimo;
  9. Ogni altra persona che necessiti di assistenza continuativa h24 per gravi condizioni psicofisiche.

Il provvedimento, quindi, amplia la platea di destinatari potenziali e riconosce la gravosità assistenziale di una moltitudine di condizioni patologiche. Contestualmente sospende la DGC 358/2013 che riconosceva solo alle persone affette da Sclerosi Laterale Amiotrofica la possibilità di accedere ad un supporto assistenziale integrato e specializzato per rispondere alle peculiari necessità di patologie estremamente gravi e complesse. Senza entrare nel merito dell’equità di questa parte del provvedimento, non si può non riconoscere che emergono alcune criticità a cui i funzionari del Comune di Roma dovranno celermente trovare delle soluzioni:

  1. In base alla nuova delibera (15/2018) potranno richiedere l’assegno di cura solo le persone che si trovano in uno stadio della patologia avanzato. Per quest’ultime però la 358/2013 prevedeva un budget che poteva variare dai 1000,00 ai 2000,00 euro, posto che l’assegno di cura sarà di 800,00 euro si configura la possibilità che ci sia una drastica riduzione, a partire dal 1 marzo 2018, delle risorse da impiegare nell’assistenza integrata con conseguente decremento della quantità e qualità della stessa.
  2. Per gli utenti già in carico la cui condizione non soddisfa i criteri della 15/2018 è previsto il mantenimento della continuità assistenziale, ma per far questo il Comune di Roma dovrà individuare, entro il 1 marzo, risorse ad hoc messe a disposizione dal Dipartimento Politiche Sociali, Sussidiarietà e Salute.
  3. Infine, per coloro che alla data di entrata in vigore della 15/2018 non erano in carico ai servizi sociali, non potranno accedere né all’assegno di cura fino all’aggravarsi della patologia, né potranno avere il supporto economico previsto dalla 358/2013 anche per chi si trovava nei primi stadi della patologia.

Un provvedimento a luci ed ombre quindi, atto più a fornire un supporto piuttosto che puntare ad una vera e propria presa in carico di quest’ultima al fine di garantirne lo svincolo assistenziale e la piena inclusione sociale. Il contributo di cura è il sigillo economico con il quale si sancisce il principio secondo il quale è la famiglia che deve farsi garante dell’accudimento della persona con disabilità, mentre lo Stato fornisce supporti di rado sufficienti e coordinati tra di loro.

Persiste ancora forte la mentalità secondo cui l’alternativa può essere solo il ricovero in una struttura sanitaria. Soprattutto si sottovalutano i costi psicologici e sociali dell’assistere un familiare con disabilità e del farsi assistere da un familiare.

Il sentimento verso il partner, figlio, genitore o fratello viene contaminato, mediato e declinato dalla cura e nella cura. L’individuazione e differenziazione psicologica dei figli è ostacolata dalla onnipresenza del genitore-caregiver. Sensi di colpa e percorsi di autonomia abortiti. Percorsi professionali e di autorealizzazione sacrificati per l’assistenza dei figli. Minor tempo e minor attenzione per gli altri figli, i quali a loro volta sviluppano sentimenti di rabbia e sensi di colpa.

Questi sono solo alcuni dei costi psicologici e sociali del ritenere la famiglia un micro-apparato assistenziale. La famiglia è il luogo dell’affetto e delle relazioni che consentono la crescita psicologica e morale (anche in presenza di disabilità cognitiva gravissima). Il fattore imprescindibile di queste relazioni è l’interdipendenza, perché dove c’è precarietà dei bisogni primari e dipendenza, lo sviluppo psicologico è più difficoltoso ed incerto. L’assistenza delle persone con disabilità è un’attività che richiede grande professionalità, equilibrio psicologico e deontologico. Essa, garantendo i bisogni delle persone con disabilità ne favorisce l’indipendenza e con essa la maturazione psicologica di tutti. Non esiste alcun contributo che possa supplire alla mancanza di tutto ciò.

Per ricevere il contributo è necessario fare domanda. La modulistica e i criteri di assegnazione sono allegati alla delibera 7/2018 di seguito linkata. Per ulteriori informazioni è possibile contattarmi ai recapiti presenti nella pagina Dove ricevo e come contattarmi…

Riferimenti normativi:

Deliberazione Giunta Capitolina Disabilità Gravissime n. 7 del 15 gennaio 2018

DGCDelib. N 358 del 06.09.2013

DGC191/2015

 

 

Una risata seppellirà i cyber-falliti

Purtroppo spesso le persone con disabilità, piuttosto che lottare per ottenere ciò che desiderano, si aspettano che gli altri concedano loro il permesso di realizzare i propri obiettivi. Ciò fa sì che ci sarà sempre qualcuno che si arrogherà il diritto di pontificare su ciò che ci è concesso e ciò che non lo è, su ciò che è consono per un disabile e ciò che non lo è…

C’è stato un tempo in cui la magra consolazione, l’ultima spiaggia dei falliti, cioè di coloro che preferiscono crogiolarsi nell’idea che c’è chi sta peggio piuttosto che fare qualcosa di positivo per loro stessi, erano proprio i disabili i quali stavano buoni e zitti nei loro recinti esistenziali, nella triste e sconsolata consapevolezza del fatto che, in quanto handicappati, a questo giro dovevano semplicemente passare e sperare nella gioia eterna del paradiso.

Oggi giorno, invece, ti si presentano questi disabiloni da battaglia come Annalisa Minetti (ma anche tanti altri) che prendono il toro per le corna e lo sbattono contro il muro. Voce potente che spacca i muri, vince Sanremo nel 2007, poi partecipa alle gare paralimpiche di atletica vincendo qua e là qualche medaglia e fissando qualche record mondiale per categoria, si sposa ben 2 volte!!! e fa ben 2 figli, nel frattempo si iscrive all’università e supera esami.

E allora a me, francamente, viene da provare tenerezza e un po’ di pena per tutti coloro  (sempre una minoranza c’è da dirlo) che non possono neanche avere il conforto di pensare che almeno i disabili stanno peggio di loro. Posso immaginare il loro fegato contorcersi e comprendo (ma non lo giustifico sia chiaro!) il livore con cui la biasimano. Nel frattempo rido e penso che magari chi stigmatizza il suo aver messo al mondo figli che non potrà mai vedere ha la vista, ma i propri figli non li guarda mai.

Penso che in tutti questi anni la Minetti, di persone che blateravano su ciò avrebbe o non avrebbe potuto fare ne avrà incontrate tante, ma saggiamente ha deciso di impegnare le proprie energie per fare ciò che l’appassiona, per migliorarsi e ottenere successi, piuttosto che sprecarle nell’impresa impossibile di convincerle che avrebbe potuto ottenere i risultati che ha ottenuto.

E mentre molti si affrettano a soccorrerla con la loro indignazione verso alcuni commenti meschini, io la immagino ridere in faccia a questi miserandi le cui unghie stridono sugli specchi sui quali tentano invano di arrampicarsi riuscendo, peraltro, solo a torturare la grammatica: “Credo che avrà una stregua di persone che l’aiutano”. Ok magari qualcuno che l’aiuta ce l’avrà pure, ma talento, impegno, determinazione e spirito di sacrificio non te li può dare nessuno. E quindi l’alibi che gli altri riescono solo perché sono più ricchi, più fortunati, più aiutati (ecc.) non regge.

Nella vita c’è sempre qualcuno che ne ha più di te, che è più intelligente, più forte, più resistente, più determinato… Accettarlo infonde una grande serenità. Soprattutto ci predispone a rimboccarci le maniche e migliorare la nostra vita.  Il più delle volte, invece, si preferisce dare fondo all’invidia e alle più basse insinuazioni per evitare di fare i conti con i propri limiti.

Non è un caso che siano quasi sempre le donne ad essere vessate, discriminate e cyber-bullizzate: talentuose, multi-tasking e capaci di sopportare difficoltà e sofferenze estreme, sono portatrici inconsapevoli di una manifesta superiorità… e per questo sono fatalmente oggetto di tanto odio.